Nuovo impegno in Caritas tra Torino e Susa
La nomina di Elide Tisi

A cura di F. Cravero

Il 1° febbraio scorso il Cardinale Repole, a seguito della cessazione del dott. Pierluigi Dovis, ha nominato quale referente della Caritas Diocesana di Torino e Susa Elide Tisi, cittadina grugliaschese e parrocchiana di San Cassiano.

Nata a Grugliasco, ora pensionata, ha da sempre rivolto il suo impegno nel campo sociale, sia in ambito lavorativo sia come amministratore pubblico, maturando una vasta esperienza e competenze ad ampio spettro.

Nel porgerle le nostre congratulazioni per la recente nomina e nell’augurarle un buon lavoro per il complesso e impegnativo lavoro che l’attende, le abbiamo rivolto alcune domande.

Cosa significa per te occuparsi di Caritas?

Oggi occuparsi di Carità, a tutti i livelli, significa “mettersi in gioco”, rispetto alle proprie scelte di fede e di fronte a problematiche e contesti sempre più articolati e sfidanti.

Significa saper avere occhi, testa e cuore. Occhi per cogliere le complessità del contesto in cui viviamo, le prospettive future, per vedere i segnali che derivano dalle trasformazioni dei bisogni, dell’andamento socio-demografico che fa emergere sempre più condizioni di marginalità estreme, solitudine degli anziani, isolamento e ritiro sociale di giovani, fragilità materiali e valoriali di famiglie.

Testa per costruire ponti e alleanze con gli altri Enti ed Organizzazioni in un’ottica di un lavoro “in rete”, nella consapevolezza dei limiti di ognuno, nel saper discernere il nostro ruolo riconoscendo quello altrui, nella capacità di essere partner e, se necessario, stimolo per le Istituzioni. “Non si può dare per carità ciò che è dovuto per giustizia” ricordava spesso don Oreste Benzi.

Ma soprattutto cuore per saper guardare l’altro come persona, con i suoi limiti, le sue fragilità, ma anche le sue potenzialità. Persone da sostenere, se necessario, ma anche da coinvolgere nella Comunità, con le quali creare una relazione. Come ci ha ricordato il Cardinale Repole nella lettera Pastorale “Voi stessi date loro da mangiare”, la Carità non è affidata “a qualche gruppo o a qualche cristiano “specialista”. Essa appartiene alla vita stessa della Chiesa e di ogni comunità cristiana”.  Per questo è responsabilità di tutti i credenti occuparsene. 

Dunque perché hai deciso di accettare questo incarico?

Proprio queste motivazioni mi hanno spinta ad accogliere la proposta della Diocesi, mettendo anche a disposizione l’esperienza maturata in tanti anni di lavoro con le persone. Lavoro che si è sviluppato nell’ambito della cooperazione sociale con tossicodipendenti, minori stranieri, disabili oltreché nel welfare pubblico, come assessore e presidente di Consorzio socio assistenziale.

Come pensi di poterti occupare di due territori Diocesani così articolati?

Nelle Diocesi di Torino e Susa, il lavoro è davvero tanto. Tantissime sono le progettualità, le problematiche anche organizzative, come pure le fragilità, molto diversificate, dal disagio sociale di alcuni quartieri delle periferie alle aree interne e montane a rischio di spopolamento. Però è anche tantissima la ricchezza delle persone e dei volontari che lavorano e si spendono ogni giorno. Credo sia necessario sostenere ancora di più i volontari e le comunità ed essere sempre più testimoni credibili, anche per coinvolgere le nuove generazioni.

Sono appena all’inizio di un cammino, tante le cose ancora da imparare, le persone da incontrare e conoscere, ma confido nell’aiuto di Dio e delle tante persone con le quali sto condividendo questo percorso.